IL METODO ABA – L’ANALISI COMPORTAMENTALE APPLICATA

In questo dettagliato articolo, la dott.ssa Elisa D’Amato, Psicologa Analista del comportamento BCBA, nostra consulente per il PROGETTO AUTISMO PER TUTTI, ci illustra in modo chiaro ed esaustivo i punti chiave del metodo ABA, l’analisi comportamentale applicata. Lo scopo dell’articolo è ripercorrere la storia della applied behavior analysis e di illustrarne i principi cardine per cercare di superare alcune misconcezioni che ancora permangono rispetto a questa metodologia.

Metodo ABA è l’acronimo di Applied Behavior Analysis (Analisi Comportamentale Applicata) ed è la scienza applicata che deriva dalla scienza di base conosciuta come Analisi del Comportamento (Skinner, 1953).

L’analisi del comportamento o (analisi comportamentale) è la scienza psicologica che ha come oggetto lo studio delle interazioni umane, ovvero delle interazioni psicologiche tra individuo e ambiente e come metodo quello scientifico proprio delle scienze naturali.

La sua funzione è quella di descrivere queste interazioni, spiegare come avvengono, e su queste basi prevederne le caratteristiche e la probabilità di comparsa nel futuro, e influenzarne (modificarne) la forma e la funzione.

Ogni interazione stimolo‐organismo ha luogo in un contesto, che influenza le interazioni che vi hanno luogo, modificando la forza, la valenza e le caratteristiche delle funzioni dello stimolo e della risposta implicati in quell’interazione.

L’Analisi comportamentale applicata è una disciplina scientifica.

Si basa sulla misurazione e sulla valutazione di comportamenti obiettivamente definiti all’interno di contesti significativi come scuola, casa e comunità.

Il metodo ABA cerca di cambiare il comportamento valutando innanzitutto la relazione funzionale tra esso e l’ambiente, inclusi antecedenti e conseguenze, e cerca di sviluppare alternative socialmente accettabili per comportamenti disfunzionali.

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METODO ABA E ANALISI COMPORTAMENTALE – CENNI STORICI

Il termine Applied Behavior Analysis (Analisi Comportamentale Applicata – ABA) appare per la prima volta formalmente nel 1968 nella rivista JABA (Journal of Applied Behavior Analysis) su cui Baer, Wolf e Risley pubblicano un interessante articolo considerato fondativo dell’ABA: “Some current dimensions of Applied Behavior Analysis” dove mettono in evidenza le caratteristiche fondanti dell’ABA.

La nascita dell’Analisi Comportamentale Applicata può, però, essere  fatta risalire prima, nello specifico agli anni ’50-’60 quando alcuni studiosi (Skinner, Bijou, Baer, Lindsey) iniziano ad applicare i metodi dell’analisi sperimentale del comportamento al comportamento umano.

Questi primi autori dimostrano che i principi del comportamento che erano stati messi in luce nel corso di circa 50 anni di studi da studiosi  comportamentisti e che erano stati indagati solo in laboratorio, potevano assolutamente essere applicati al comportamento umano, ponendo, così, le basi per la nascita dell’Analisi Comportamentale Applicata.

A partire da questi primissimi studi si assiste al nascere di esempi di applicazioni di procedure di analisi comportamentale applicata in ambito clinico (sia in età evolutiva che per gli adulti) e alla nascita di alcuni corsi di studi universitari.

Altri contributi molto importanti sono stati quelli di Lovaas, uno studioso norvegese che nel 1965 ha realizzato un progetto (UCLA) nel corso del quale ha implementato le poi diventate famose, prove discrete – DTT (termine tuttora frequentemente usato nei campi di applicazione del metodo ABA e dell’analisi comportamentale applicata) e il contributo di Michael (1982) il quale ha introdotto e sottolineato l’importanza dell’operazione motivazionale, variabile tenuta oggi in grande considerazione dagli analisti del comportamento soprattutto quando mettono in atto training per l’insegnamento del comportamento verbale.

In Italia vi è stata una notevole difficoltà di diffusione dell’analisi comportamentale applicata in quanto, più a lungo che altrove, ha resistito l’ormai abbandonata teoria psicogenetica dell’autismo che faceva riferimento alla teoria psicoanalitica e in particolare al pensiero di Bettelheim. Come in altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, grazie alla pressione dei genitori di bambini con autismo si è arrivati anche da noi all’abbandono di tale teoria e alla richiesta di interventi realmente efficaci. Così finalmente in Italia sono state introdotte le terapie psico educative, anche grazie al lavoro di Eric Schopler e all’organizzazione dei servizi per persone autistiche da lui realizzato nella Carolina del Nord, noto come TEACCH, acronimo di Treatment and Education of Autistic and Communication Handicapped Children.

LE 7 DIMENSIONI DELL’ ANALISI COMPORTAMENTALE APPLICATA (METODO ABA)

1. Analisi comportamentale APPLICATA

L’Analisi Comportamentale Applicata (ABA) è la scienza applicata, che deriva dall’Analisi del Comportamento, ossia la scienza di base che studia i processi di apprendimento.

Essa trova applicazione in svariati ambiti, tra cui lo sviluppo tipico e atipico, e ha dimostrato grande efficacia negli interventi per il trattamento della disabilità e dell’autismo.

Il metodo ABA è la scienza in cui le tecnologie derivate  dai principi del comportamento sono applicate in modo sistematico per migliorare comportamenti socialmente significativi.

2. Analisi COMPORTAMENTALE applicata

Analizza le relazioni funzionali (schemi di risposta) tra organismo e ambiente; è un modo altamente preciso e complesso di parlare del comportamento, del contesto/ambiente (del modo in cui esso è organizzato) e delle relazioni funzionali che intercorrono tra queste due unità di analisi.

Per comportamento intendiamo quella porzione di interazione dell’organismo con l’ambiente; un movimento situabile spazialmente e temporalmente che provoca un cambiamento visibile, misurabile e traducibile in dati descrittivi (frequenza, durata, intensità, latenza, percentuale), con ha validità intersoggettiva (IOA).

Osservare il comportamento significa osservarne la topografia (la sua forma) e la funzione (gli effetti che produce). Un comportamento può avere la stessa forma (es. lanciare) ma funzioni diverse (es. richiamare attenzione, evitamento del compito) o viceversa, comportamenti con forme diverse (urlare, lanciare oggetti, piangere) possono avere tutti la stessa funzione (es. richiamare l’attenzione).

3. ANALISI comportamentale applicata

Le decisioni in Analisi del Comportamento si basano sempre sull’analisi dei dati, traducendo la realtà fenomenica osservata in variabili concrete che possono essere isolate, misurate e quindi manipolate.

4. TECNOLOGICA

Le procedure vengono chiaramente descritte e sono reperibili in letteratura, per facilitare la replica da parte di altre persone (la scienza dev’essere replicabile e trasmissibile). Si parla di “ingegneria comportamentale” sottolineando il versante di applicazione tecnica del metodo ABA.

5. CONCETTUALMENTE SISTEMATICA

Le procedure si basano sui principi di base comportamentali (non è un ricettario), la cui efficacia è dimostrata dalla ricerca sperimentale. Non c’é bisogno di uscire dalla scienza comportamentale per spiegare nuovi fenomeni.

6. EFFICACE

Gli interventi sono efficaci e producono effetti (effect size) dimostrati significativi dalla ricerca sperimentale. Una caratteristica fondamentale dell’ABA è quella di essere evidence-based, adotta esclusivamente procedure che le ricerche in ambito scientifico hanno dimostrato essere efficaci, applicandole con rigore scientifico ed effettuando un costante monitoraggio dei risultati raggiunti.

7. GENERALE

“L’apprendimento è ciò che rimane quando termina l’insegnamento (Skinner)”.

Gli interventi sono generalmente applicabili in ambienti diversi, a più comportamenti specifici e hanno effetti a lungo termine.

LA TERAPIA ABA: PARADIGMI, PRINCIPI, PROCESSI

IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO E OPERANTE

Il condizionamento rispondente (classico) si basa su relazioni innate di stimolo-risposta chiamate riflessi. Nei suoi famosi esperimenti con i cani, Pavlov usava di solito il riflesso salivare, ovvero la salivazione (risposta incondizionata) seguendo il gusto del cibo (stimolo incondizionato). L’associazione di uno stimolo neutro, ad esempio una campana (stimolo condizionato) con il cibo, ha provocato la salivazione della campana (risposta condizionata). Pertanto, nel condizionamento classico, lo stimolo neutro diventa uno stimolo condizionato che provoca una risposta condizionata.

 IL PICCOLO ALBERT

Watson e Rayner fecero apprendere una risposta condizionata di paura ad Albert, un bambino di 9 mesi: gli misero davanti un piccolo ratto bianco e quando egli tentava di prenderlo, colpivano con il martello una sbarra d’acciaio (alle sue spalle) producendo un suono sgradevole e doloroso.

Dopo molte ripetizioni il topolino divenne uno stimolo condizionato, in grado di evocare la paura e il pianto.

Il condizionamento classico non spiega però come l’individuo agisce, opera concretamente per adattarsi all’ambiente. Il condizionamento rende possibile l’apprendimento anche di comportamenti che non fanno parte del repertorio innato.

Per comportamento operante si intende un comportamento che opera sull’ambiente per produrre un effetto positivo. Il condizionamento operante deriva dalla legge dell’effetto di Thorndike: l’apprendimento avviene in funzione delle conseguenze del comportamento: azioni seguite da riduzione di stati di bisogno o ricompense tendono ad essere ripetute.

La relazione tra un comportamento (B) e il suo contesto (A) è dovuta alle conseguenze (C), più specificamente, indica che essa è stabilita da conseguenze precedenti che si sono verificate in simili contesti.

Questa contingenza ABC è definita contingenza a tre termini. Un comportamento che si verifica più frequentemente in presenza di una condizione antecedente rispetto alla sua assenza è chiamato operante discriminato. Lo stimolo antecedente è chiamato stimolo discriminativo (SD).

Il fatto che l’operante discriminato si presenti solo in presenza dello stimolo discriminativo è un’illustrazione del controllo dello stimolo.

IL RINFORZO: CONCETTO CHIAVE DELL’ANALISI COMPORTAMENTALE APPLICATA

L’apprendimento avviene se il nuovo comportamento è seguito da un rinforzo.

Una risposta non rinforzata tende a diminuire o scomparire (estinzione). Il rinforzo dato ad un certo comportamento avrà effetto anche per comportamenti simili (generalizzazione) e i soggetti vengono condizionati e solo la risposta desiderata viene rinforzata (discriminazione).

Skinner (“Science and Human Behavior”, 1953) postula l’esistenza di un processo universale di selezione attraverso le conseguenze che opera sul comportamento degli organismi viventi plasmandolo.

La selezione effettuata dalle conseguenze agisce mediante due processi: Rinforzo e Punizione.

IL CONCETTO DI OPERAZIONI MOTIVAZIONALI NEL METODO ABA

Un altro principio importante del comportamento riguarda le operazioni motivazionali che possono aumentare o diminuire il valore del rinforzo e dunque evocare o abbattere l’emissione di un comportamento.

AMBITI DI APPLICAZIONE DELL’ANALISI COMPORTAMENTALE APPLICATA

Un’idea molto diffusa è che l’Analisi Comportamentale Applicata sia la terapia dell’autismo.

In realtà il Metodo ABA fonda le sue radici nel comportamentismo, che ha dato vita all’Analisi sperimentale del Comportamento, i cui principi sono applicati a svariate aree.

È importante sottolineare che l’analisi comportamentale applicata, non è una tecnica, non è un metodo: è un ampio corpus di principi e procedure che si possono applicare in contesti diversi.

Le procedure applicative ABA-based sono sensibili al contesto e individuali.

La ricchezza di tecniche di comprovata efficacia consente di disegnare modelli, che contengono procedure e pacchetti di intervento cuciti addosso a ogni soggetto, a ogni situazione, con grande flessibilità (Moderato e Presti, 2019).

Gli interventi, basati sui principi dell’ABA, sono tradotti in programmi e curricula che sono a loro volta erogati secondo diversi modelli: UCLA YAP, NET, PRT, EIBI, MIPIA, ESDM, CABAS, ecc.

L’attenzione dell’analisi comportamentale applicata è rivolta ai comportamenti socialmente significativi (abilità scolastiche, sociali, comunicative, adattive), questo la rende adatta ad essere applicata a qualsiasi ambito di intervento.

Il processo prevede l’identificazione e la selezione delle abilità e di eventuali comportamenti problema, la definizione di obiettivi da raggiunge e la loro composizione in sottobiettivi, la progettazione individualizzata e la realizzazione di interventi per insegnare nuove abilità e ridurre i comportamenti problematici, il monitoraggio continuo dei progressi verso gli obiettivi stabiliti per controllare l’efficacia dell’intervento. Ll programma dovrebbe, inoltre:

  • rivolgersi a tutte le aree deficitarie di ogni singolo bambino, con obiettivi chiaramente definiti;
  • affrontare tutti i comportamenti problema manifestati dal bambino;
  • essere basato sui principi dell’apprendimento e della motivazione;
  • coinvolgere in maniera massiccia la famiglia, con genitori che partecipano attivamente alla messa in atto dell’intervento;
  • essere inizialmente domiciliare e gradualmente esteso ad altri contesti di vista (es. la scuola);
  • essere guidato da esperti con formazioni e certificazione post-universitaria in ABA ed esperienza di programmazione educativa con persone con autismo
  • contenere sia componenti del DTT (discrete trial training) che del NET (natural environment training) in maniera integrata.

LA TERAPIA ABA – COMPONENTI METODOLOGICHE E PROCEDURALI

Discrete trial training (DTT), Natural environment training (NET), Verbal Behavior Teaching, rappresentano procedure diverse che possono essere utilizzate per promuovere l’acquisizione di alcuni obiettivi specifici nella corretta implementazione della terapia ABA e dell’analisi comportamentale, ma possono essere applicati contemporaneamente nella programmazione in modo tale da massimizzare l’acquisizione di alcune abilità target e la generalizzazione degli apprendimenti nel contesto di vita quotidiana.

Un bravo analista del comportamento valuta, sulla base delle competenze possedute dal singolo bambino, degli obiettivi della terapia e del contesto all’interno del quale viene realizzato l’intervento, in che modo integrare queste diverse procedure e quanto tempo dedicare a ciascuna di queste componenti.

Discrete trial training (DTT)

Il DTT è stato introdotto da Lovaas negli anni ’70 e, tra le componenti metodologiche procedurali, è quello più conosciuto. Il DTT permette di insegnare al bambino diverse abilità (cognitive, sociali, comunicative, di gioco, di autonomia) ma al tempo stesso lavora sull’incrementare aspetti che risultano essere deficitari nei bambini con autismo: attenzione, motivazione, discriminazione tra stimoli rilevanti (stimulus control), generalizzazione, rapporto causa-effetto, comunicazione.

L’insegnamento per prove discrete (DTT) avviene in ambiente strutturato e massimizza le opportunità di apprendimento, ripresentando più volte al bambino attività che gli si vogliono insegnare e rinforzandone le risposte corrette.

Il DTT è costituito dall’apprendimento senza errori, ovvero, l’operatore dà un aiuto (Prompt) al bambino per impedirgli di sbagliare e questo gli consente di apprendere nuove abilità. Questo aiuto viene via via ridotto (Fading) fino ad arrivare a portare il bambino a svolgere l’abilità autonomamente.

Natural environment training (NET)

Il NET è un tipo di insegnamento che avviene in ambiente naturale per fornire opportunità di apprendimento, partendo dagli interessi e dalle motivazioni del bambino stesso.

Il setting naturale viene arricchito con materiale intrinsecamente motivante per il bambino, precedentemente selezionato e disposto dall’operatore.

Avviene sostanzialmente durante attività di gioco e/o di vita quotidiana durante le quali l’operatore, avendo chiari gli obiettivi su cui sta lavorando, insegna le abilità target partendo dalla motivazione del bambino.

Un’altra caratteristica distintiva del NET consiste nel suggerire sempre richieste di difficoltà leggermente superiore rispetto alle capacità attuali del bambino in modo da promuovere gradualmente l’acquisizione di abilità sempre più complesse rispettando i tempi di apprendimento del bambino e supportando il percorso di apprendimento del bambino con il giusto apporto di aiuto.

 Verbal Behavior Teaching (VBT)

Il VBT Verbal Behavior Teaching è una procedura di insegnamento del comportamento verbale che basa le proprie procedure sui principi proposti da Skinner nel libro “Verbal Behavior” (1957).

L’analisi de linguaggio proposta da Skinner in questo libro è un’analisi funzionale del linguaggio, ovvero Skinner considera il linguaggio al pari di qualsiasi altro comportamento che può pertanto essere analizzato sulla base della contingenza a tre termini, cioè della relazione tra antecedente, comportamento e conseguenza.

Ciò che interessa a Skinner non è quindi tanto ciò che il bambino pronuncia e come lo pronuncia quanto la funzione che quello specifico comportamento verbale ha: (ottenere qualcosa di gradito, ricevere un rinforzatore sociale ecc..) e in risposta a quale antecedente viene emesso.

Su questa base Skinner identifica diversi operanti verbali, tra cui:

  • Il mand (il bambino ha fame chiede il biscotto e ottiene come conseguenza la consegna del rinforzatore);
  • l’ecoico (il bambino ripete ciò che l’adulto dice e riceve come conseguenza il rinforzatore sociale l’adulto dice “biscotto” il bambino ripete “biscotto”);
  • il tact (il bambino vede un oggetto, lo denomina e riceve come conseguenza il rinforzatore sociale per esempio vede un biscotto e dice “biscotto” ma non lo vuole);
  • l’intraverbale (il bambino risponde a una domanda posta da un’altra persona per esempio che cosa mangi a colazione? E dice “biscotto).

Il VBT consiste nell’implementazione di diversi training che promuovono lo sviluppo di tutte queste diverse componenti del linguaggio sia mediante l’insegnamento in ambiente naturale che in ambiente strutturato.

L’EVIDENZA SCIENTIFICA DELL’ANALISI COMPORTAMENTALE APPLICATA

Una caratteristica fondamentale dell’ABA è quella di essere evidence-based.

Un esperto di analisi del comportamento adotta esclusivamente procedure che le ricerche in ambito scientifico hanno dimostrato essere efficaci applicandole con rigore scientifico ed effettuando un costante monitoraggio dei risultati raggiunti.

Viene attribuita un’importanza fondamentale al rigore scientifico e metodologico. Proprio grazie al rigore scientifico e metodologico che la caratterizzano, ha ottenuto tantissimi successi nell’ambito della disabilità in generale e dell’autismo in particolare.

L’efficacia dell’ABA applicata all’autismo è riconosciuta già a partire dai primi anni ’60 (Wolf et al., 1964), ma è dal 1980, anni in cui l’autismo veniva considerata una patologia incurabile, che Lovaas ha dimostrato l’efficacia dei suoi interventi comportamentali intensivi in oltre il 47% dei 19 pazienti che seguiva, percentuale di successo più alta rispetto a coloro che non effettuavano tali interventi.

Risultati simili sono poi stati replicati anche da altri autori, fra cui Cohen et al. (2006), Remmington et al. (2007).

Trent’anni di ricerca hanno dimostrato l’efficacia dell’ABA nell’incrementare i comportamenti sociali positivi, l’apprendimento, la comunicazione e nel ridurre i comportamenti problema (Columbia Paci.c Consulting, 1999, Vancouver, B.C., Canada).

Una revisione di oltre 500 studi ha dimostrato l’efficacia dell’ABA nell’ambito dell’educazione di bambini con autismo e nel miglioramento delle abilità del bambino (Dillenburgen et al, 2004).

In particolare, alcuni studiosi hanno condotto alcune ricerche dalle quali è emerso che:

  1. Gli interventi intensivi e a lungo termine basati sull’ABA consentono ai bambini con autismo di ottenere dei  successi significativi per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, lo sviluppo del  linguaggio, delle abilità accademiche e di quelle adattive  (Anderson, Avery, DiPietro, Edwards, & Christian, 1987; Birnbrauer & Leach, 1993; Harris, Handleman, Gordon, Kristoff, & Fuentes, 1991; Hoyson, Jamieson, & Strain, 1984; Lovaas, 1987; McEachin, Smith,&Lovaas, 1993; Sheinkopf& Siegel, 1998; Smith, Eikeseth, Klevstrand, & Lovaas, 1997);
  2. Bambini con autismo che hanno seguito interventi basati solo esclusivamente su tecniche comportamentali rispetto a bambini che hanno seguito interventi eclettici (che prevedevano l’utilizzo di tecniche d’intervento diverse) hanno ottenuto risultati migliori rispetto a questi ultimi  per quanto riguarda il funzionamento adattivo e il QI, inoltre presentavano una quantità minore di comportamenti problema (Eikeseth, Smith, Jahr, Eldevik, 2002
  3. I miglioramenti ottenuti nel funzionamento emotivo, cognitivo, emotivo, sociale e motorio si mantengono a lungo termine e vengono generalizzati ad altre situazioni (McEachin, Smith & Lovaas, 1993); Lovaas in particolare (2003) ha messo in evidenza come i migliori risultati con l’ABA si ottengono se: il bambino ha meno di 4 anni, segue un intervento intensivo e a lungo termine (almeno 2 anni), i genitori hanno un ruolo attivo nella terapia, i bambini hanno una rapporto 1:1 con il terapista, l’intervento avviene nel contesto naturale del bambino.

Oltre all’efficacia dimostrata scientificamente, è interessante anche vedere come i genitori vedono l’ABA. A tal proposito, molto interessante è l’indagine riportata da Dillenburger et al, i quali dopo avere somministrato un questionario a genitori i cui figli seguivano interventi basati sull’ABA, hanno rilevato una grande soddisfazione tra i genitori i quali si dichiaravano: coinvolti nel trattamento del figlio, più speranzosi per il futuro, maggiormente in grado di gestire i comportamenti del figlio, maggiormente in possesso di strumenti per fare fronte alle situazioni di vita quotidiana.

Dott.ssa Elisa D’Amato

Psicologa Analista del comportamento BCBA

Consulente BCBA “Progetto Autismo per tutti”

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Articoli di riferimento:

Moderato, P., & Presti, G. (2019). La febbre dell’ABA. Giornale Italiano dei Disturbi del Neurosviluppo. 4 (1), 20-32.

 Moderato, P, & Copelli, C. (2008). L’Analisi Comportamentale Applicata. Parte Prima: teoria, metateoria, fondamenti. Autismo, 8 (1), 9-36.

 

Testi di riferimento :

Applied Behavior Analysis di J. Cooper, T. Heron e W. Heward

Strategie e tecniche per il cambiamento di G. Martin e J. Pear